|
IN RICORDO DI MARIO

Il giorno 13 maggio 2006 è mancato improvvisamente
Mario Gilardengo, collega ma prima di tutto amico per tanti in R.Pierre Digital.
E così per ciascuno di noi, al dolore intenso si è subito affiancata la domanda più umana: …
ma perché? … che senso ha allora la nostra fatica quotidiana?
Domande assopite o scontate nella normalità della giornata lavorativa, sono rimbalzate nella
coscienza di ciascuno di noi, colleghi e amici, abituati a vivere gomito a gomito per almeno 8 ore
al giorno accanto a Mario.
Le nostre numerose questioni sul senso della vita, sorte di fronte a un avvenimento di questo
genere, sono state profondamente acuite e hanno trovato un’ipotesi di risposta grazie alla
testimonianza della famiglia Gilardengo (mamma, papà e fratelli) e della moglie Nadia che, con
docile e sicura fede, hanno reso evidente a ciascuno, anche ai più increduli, che la morte non è l’u
ltima parola e non definisce tutto anche se si tratta di una morte inspiegabile, che coglie nel
pieno della vita! Non hanno vinto tristezza e disperazione ma l’urgenza di rispondere alla domanda
di senso: …ma allora perché vale la pena alzarsi la mattina con un grande desiderio di bene per la
propria vita , continuare a lavorare, a gioire e faticare….?
Perché in ogni istante, sia che noi ne abbiamo coscienza o no, che sia di dolore e sofferenza
o di gioia, in ogni istante ciascuno di noi è abbracciato da un Mistero amorevole che ci ha creato
con quelle esigenze fondamentali di bene, di vero, di buono, di bello, esigenze inestirpabili che
nemmeno la posizione più disperata può eliminare e che si ridestano nelle circostanze più
impensabili.
Mario ha incontrato questo Mistero grazie alla sua famiglia, a sua moglie, e proprio questo
lo ha reso affezionato alla realtà che ogni giorno viveva con la passione per il proprio lavoro,
per la musica, per le persone a lui vicine, per lo sport.
Mario sapeva benissimo che quelle esigenze non sono domande senza risposta o inutili bensì
sorgono con la promessa del compimento e allora non si è tirato indietro, ma ha vissuto la propria
vita intensamente impegnato in ogni cosa per essere più felice, più vero, più uomo.
E noi abbiamo potuto vedere cosa significa vivere tutto con un senso, a partire dalle
impegnative ore di lavoro che, se affrontate con questa tensione alla nostra felicità, assumono una
prospettiva di pienezza, di letizia che mai ci saremmo aspettati.
Ora Mario è felice pienamente, è di fronte al Mistero che lo ha abbracciato e lo ha chiamato
a Sé e questa certezza sostiene i passi, talvolta vacillanti, di tutte le persone che lo hanno
incontrato, stimato e amato.
In questi giorni appena trascorsi il dolore è stato fecondo e non inutile perché ci ha
costretti a domandare e cercare una risposta di senso per tutto. Noi tutti di R.Pierre ringraziamo
di cuore Mario, sua moglie e la sua famiglia perché anche la circostanza più dolorosa ha potuto
rappresentare per ciascuno di noi l’occasione per prendere coscienza, almeno tentativamente, del
significato di ogni istante che abbiamo da vivere.
La memoria di questi giorni sia per ciascuno di noi un richiamo continuo ad amare la realtà,
affinché proprio attraverso il nostro lavoro, a partire dall’ambiente di R.Pierre, favorevole a
questo tipo di dinamica, si possa creare una nuova civiltà. |